“Il mio scopo è di far intravedere il potere dei nostri occhi,

 non le potenzialità di un’apparecchiatura fotografica”

R. Adams

 

Naibì Aostri

 

I luoghi raffigurati nelle fotografie di Naibì Aostri riferiscono di un sentire quasi fisico dell’esperienza del vedere e comunicano , senza troppi compiacimenti formali, la qualità della relazione che l’autrice instaura con gli stessi.

Il rapporto di intimità con la natura , produce in Aostri percezioni e sensazioni che si esprimono pienamente negli scatti fotografici, quasi tutti in bianco e nero, laddove il mezzo fotografico è il “ medium” inteso come estensione della propria sensorialità .

Lo sguardo di Aostri non si sofferma su eventi straordinari o spettacolari, ma sulle cose che sono intorno a noi che, se osservate attentamente, possono ancora stupirci facendoci scoprire molteplici “ visioni “ che il nostro osservare frettoloso fatica a cogliere.

Gli elementi naturali, le rocce, l’acqua, le piante, in virtù di forti contrasti chiaroscurali e di meditate inquadrature, si definiscono dal punto di vista formale all’interno di uno spazio i cui aspetti, come il silenzio, l’armonia, la misura, vengono enfatizzati proprio dalla luce: scelte indubbiamente dovute alla sensibilità e alla cultura dell’autrice.

Nelle fotografie sono presenti oggetti periferici come muri scrostati e altri elementi, solo apparentemente secondari, tracce di realtà costruite dall’uomo che, sebbene assente, in questo paesaggio ha vissuto e si è integrato. Questi resti di costruzioni si trovano in mezzo alla natura da chissà quanti anni, sembrano anch’essi naturali, fusi con l’ambiente: essenze di uno stesso paesaggio. La misurata composizione dell’immagine e l’eleganza del bianco e nero rafforzano le relazioni fra gli elementi naturali e quelli costruiti dall’uomo , contribuendo a  definirne l’armonizzazione in un tutt’uno fortemente equilibrato. 

Aostri sembra indicarci un modo di “ vedere il mondo” che è fatto di stupore, un modo per dire che nel paesaggio niente è piccolo e insignificante e con tutti gli elementi della natura l’uomo deve fare i conti se vuole mantenere memoria di sé e speranza di vita: essi fanno parte di noi e senza di loro la vita biologica, così come noi la concepiamo, non potrebbe esistere.

C’è infatti in Aostri un modo di guardare “insistente”, capace di provare meraviglia di fronte alla  irriducibilità della natura ed è con questo stesso sguardo che noi possiamo percepire quella dimensione poetica che lei sa cogliere e trasferire nell’immagine, perché “ fotografare è soprattutto rinnovare lo stupore , come si osserva il mondo in uno stato  adolescenziale” (1).

Quando si ritrova, infatti, questo tipo d’approccio mosso dall’emozione, dall’immaginazione, dalla poesia che cerca un significato interiore, ci si scopre parte viva del cosmo, sensibile ai suoi movimenti, partecipi della sua sostanza, della sua materia. Imparare ad avere questo sguardo significa un po’ imparare a lasciarsi guidare dalle forze antiche che sono in noi.         

Per essere più chiari Aostri ci rimanda a un’idea di fotografia come proiezione di sé sulle cose e sul mondo: nuove percezioni della realtà che nascono in lei dal porsi in ascolto e dal piacere di fotografare aspetti della natura con i quali ritrovare significative connessioni. Un percorso fotografico e poetico verso la riscoperta e la rivalutazione di luoghi solo apparentemente lontani: amarli e apprezzarli attraverso le fotografie di Aostri non esprime nostalgia ma passione per ciò che è ancora nostro.

Giugno 2013

A.  Malfatti

1) L.Ghiri, Niente di antico sotto il sole, in “ Gran bazar” , n. 62, 1988, p.19

 

 

Naibì Aostri

M. 3926142537

Mail: naibiaostri@yahoo.com 

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